Le proprietà tecnologiche della rete e le implicazioni gestionali

Le leggi chiave delle Information and Communication Technologies riguardano le seguenti proprietà:

proprietà

La legge di Moore, 1975, asserisce, in merito alla produttività che ogni 18 mesi è possibile raddoppiare il numero di transistor contenuti all’interno di un chip a parità di costo. Questo implica che le tecnologi digitali seguono una crescita di tipo esponenziale, basata sull’incremento della potenza e della capacità informativa dei pc. L’unico limite di questa legge è dovuto alla miniaturizzazione delle componenti che hanno impedito un ulteriore sviluppo in tale direzione. Ad ogni modo questa proprietà della rete ci permette ci comprendere come ogni elemento sia in continua evoluzione e come diventi necessario riuscire a risultare tecnologicamente al passo coi tempi in modo tale da non creare dei gap rispetto alla propria utenza. Comprendere le nuove potenzialità e i nuovi sviluppi diventa cruciale non soltanto per le imprese che hanno come core business il mondo high tech; bensì per tutte le azienda che si appoggiano alla tecnologia per attività di marketing, comunicazione e distribuzione.

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In merito all’esternalità, è possibile citare la legge di Metcalfe, 1996, secondo la quale l’utilità di una tecnologia per un singolo utente è pari al quadrato del numero di utenti complessivi che la utilizzano. Pertanto, è necessario raggiungere una massa critica, ovvero una soglia oltre la quale diventa una disutilità essere sprovvisti di quella data tecnologia. Per questo può risultare utile sviluppare economie di scala dal lato della domanda al fine di ridurre il costo unitario di accesso all’aumentare della diffusione dello strumento; oppure definire clausole di lock in volte a generare costi oggettivi e cognitivi per passare ad un nuovo strumento.
Questo ci permette di comprendere che il valore generato da una tecnologia, da un sito o da un social è direttamente connesso al numero di utenti che lo utilizzano: le ICT hanno una finalità di comunicazione e interazione e, pertanto, se pochi utenti dispongono di quello strumento, il potere di condivisione sarà estremamente ridotto. L’obiettivo di ogni sito o pagina social è quello di raggruppare il maggior numero di persone possibile al fine di incrementare l’utilità che lo strumento assume per ogni utente.
Infine, in termini di flessibilità, la legge di Evans e Wurster, 1999, permette di comprendere come le tecnologie digitali abbiano permesso di superare il trade-off tra reach e richness: non bisogna più necessariamente scegliere tra ampiezza dell’audience o personalizzazione del messaggio, poiché tramite il web è possibile veicolari messaggi ad un ampio pubblico senza trascurare la specificità del target.
Questo aspetto permette di ampliare notevolmente le possibilità di marketing ampliando l’efficienza e l’efficacia delle campagne attivate.
In tale contesto si assiste allo sdoppiamento della catena del valore dei beni fisici da quella delle informazioni. In tal modo la stessa distribuzione della logistica non è più necessariamente associata a quella delle informazioni e, così, si assiste allo sviluppo dell’infomediazione, l’intermediazione informativa. Nascono anche nuovi attori, gli infomediari, che si occupano della raccolta, gestione e comunicazione delle informazioni. In questo modo gli utenti potranno disporre di un numero crescente di informazioni relative al prodotto che sono veicolate separatamente rispetto al prodotto stesso. In altri termini, mentre antecedentemente le uniche informazioni sui prodotti erano messe a disposizione dai distributori stessi che decidevano cosa gli acquirenti potessero effettivamente conoscere, ad oggi, accanto alle informazioni ufficiali messe a disposizione dai distributori, è possibile rivolgersi a un’ampia gamma di risorse che viaggiano su canali paralleli.
Per questo diventa molto importante monitorare i diversi canali al fine di scandagliare le diverse informazioni che circolano in merito al proprio sistema di offerta.
In tale ambiente si diffondo anche diversi multi-sided markets, vale a dire dei mercati a più facce aventi l’obiettivo di avvicinare popolazioni di utenti reciprocamente interessate. Questi modelli di business sono di particolare successo soprattutto nel momento in cui il mercato è molto frammentato: in tal modo agiscono al fine di colmare quei buchi strutturali che impediscono alla domanda e all’offerta di stabilire un contatto.
La rete permette dunque di ampliare le possibilità di business grazie alla facilità e alla velocità della comunicazione che permette in modo più agevole di rintracciare persone interessate alla propria offerta.

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L’infomediazione: il canale autonomo per la distribuzione delle informazioni.

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